sabato, 31 ottobre 2009,12:41
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mercoledì, 14 ottobre 2009,23:07
 

Record di aborti: 15 in 17 anni

Usa, un libro scatena la bufera

Drogata di aborti. Le confessioni di una donna americana, che ha ammesso di aver interrotto la gravidanza 15 volte in 17 anni al punto di essere diventata "aborto-dipendente", hanno sconvolto gli Stati Uniti scatenando sul web un diluvio di reazioni, polemiche e addirittura minacce di morte provenienti dal fronte anti-abortista.

 

Nel libro “Impossibile Motherhood: Testimony of an Abortion Addict” (Maternità impossibile: la testimonianza di una donna dipendente dall’aborto) Irene Vilar, 40 anni, racconta di aver abortito non per povertà o paura ma solo per far dispetto al primo marito, colpevole di averla ossessionata più volte per scongiurare la nascita di figli.

“Si vantava - ha rivelato Vilar - della brevità delle sue relazioni, che non hanno mai superato i 5 anni. Diceva che avere bimbi uccide il desiderio sessuale”. Per queste ragioni, “mi dimenticavo ‘per puro caso’ di prendere la pillola. E poi abortivo per non farmi lasciare da lui”.

“Certamente questo non significa che io volessi rifarlo a oltranza. Anche un tossicodipendente si vuole fermare ogni volta”, ha spiegato. “Molte donne hanno scritto libri per raccontare le loro esperienze con l’anoressia o con la bulimia e motivare i loro comportamenti. Nel libro faccio la stessa cosa con l’aborto”. L’autrice ha detto che il manoscritto è stato rifiutato da 51 editori, prima di essere accettato da Other Press.

 

 

Il viavai dal reparto ginecologia è iniziato quando la donna aveva 16 anni ed è finito quando ne aveva 33. In questo periodo della sua vita Vilar ha confessato di aver tentato più volte il suicidio. Se si fosse ammazzata non avrebbe goduto di soldi e notorietà che le stanno piovendo addosso: “Impossibile Motherhood”, appena uscito nelle librerie, è già sulla bocca di mezza America e sta consolidando le divisioni dei lettori interessati all’argomento, schierati sul fronte “pro-life” (anti-abortisti) o “pro-choice” (abortisti).

“Il libro è una conferma di quanto andiamo dicendo da una vita: l’aborto è una parte triste nella storia della vita di ogni donna”, ha spiegato al quotidiano Daily Mail Charmaine Yoest, presidente di un’associazione pro-life negli Usa.

Vilar ora vive a Denver è sposata con un altro uomo, che le ha dato due figlie. La donna si sente in pericolo: “Ho ragioni di temere per la mia vita. Odio la posta. Non voglio essere considerata una sorta di ‘massacra-bambini’ o apparire in qualche poster per fondamentalisti contro l’aborto”.

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mercoledì, 14 ottobre 2009,23:07
 

"Situazione intollerabile, abbiamo i mezzi per debellare la fame ma non la volontà politica"

Sono più di un miliardo nel 2009 le persone che soffrono la fame a causa della recessione globale e della crisi alimentare. Lo hanno reso noto oggi la Fao e il World Food Programme, confermando le previsioni pessimistiche già diffuse. Secondo le due agenzie Onu, i denutriti sono 1,02 miliardi, 100 milioni più che nel 2008. Si tratta del livello più alto da 40 anni.

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venerdì, 21 agosto 2009,12:23

Una mamma e un bambino stanno camminando sulla spiaggia.
Ad un certo punto il bambino chiede: "Come si fa a mantenere un amore?"
La mamma gli risponde: "Raccogli un po’ di sabbia e stringi il pugno…"
Il bambino stringe la mano con la sabbia e vede che più stringe , piu’ la sabbia gli esce dalla mano. "Mamma, ma la sabbia scappa!!!"
"Lo so, ora tieni la mano completamente aperta… "
Il bambino obbedisce, ma una folata di vento porta via la sabbia rimanente. "Anche cosi’ non riesco a tenerla!"
La mamma, sempre sorridendo: "Adesso raccogline un altro po’ e tienila nella mano aperta come se fosse un cucchiaio… abbastanza chiusa per custodirla e abbastanza aperta perchè possa guardare il cielo ".

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martedì, 18 agosto 2009,09:47

Tu l’Essere di ogni essere

Sei l’essere di te stesso, sei l’essere del tuo Verbo.
Sei l’essere dello Spirito Santo, sei l’essere della Santissima Trinità.
Sei l’essere di ogni cosa che ha essere.
E che cosa si può dire che abbia essere se non tu stesso?
La creatura non ha essere alcuno se non da te stesso.
Tu gli hai dato quell’essere.
 

(Dai Manoscritti Santa Maria Maddalena de' Pazzi - Letto sul sito www.mariadinazareth.it )

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martedì, 18 agosto 2009,09:37

Carissimi amici, ecco quanto Krizan ci ha comunicato sull'apparizione avuta da Ivan ieri sera, 14 Agosto 2009, sul Podbrdo alle ore 22:00:
 «Stasera la Gospa è venuta molto molto gioiosa e felice. È venuta con tre Angeli. All'inizio ci ha salutato tutti col suo materno saluto: "Sia lodato Gesù, cari figli miei!". Dopo questo la Gospa ha pregato per un tempo lungo in particolare sui malati presenti con le mani distese, ha benedetto tutti noi con la sua Benedizione materna e ha benedetto tutti gli oggetti che abbiamo portato per la benedizione. Poi a pregato su tutti noi con le mani distese, lo ripeto, con grande grande gioia.
Dopo questo Ivan ha raccomandato alla Gospa tutti noi, i nostri bisogni, le nostre intenzioni, le nostre famiglie e in particolare i malati. Poi la Gospa ha detto:
"Cari figli, anche oggi, nella mia grande gioia, desidero invitarvi in questo tempo: apritevi allo Spirito Santo. Apritevi, questo è un tempo di grazia. Cari figli, che un fiume di amore scorra nei vostri cuori. Pregate, pregate, cari figli, insieme con la Madre. Grazie, cari figli, per aver anche oggi risposto alla mia chiamata".
Ivan a pregato con la Gospa un Padre nostro e un Gloria al Padre e poi la Gospa se n'è andata in preghiera nel segno della luce e della croce col saluto: "Andate in pace, cari figli miei!"»

FONTE informazioni_da_medjugorje@yahoogroups.com

by Liacina | categoria:madonna, medjugorje | Link | commenti (popup) | commenti
mercoledì, 12 agosto 2009,14:31

So di Italiani convertiti all'induismo alla ricerca di non so cosa... stranezze new age... ma quello che mi chiedo è... si può adorare un dio scimmia? 
Si parla tanto di fede e ragione...  ma qua di ragione ne vedo ben poca!
Ho letto ora questo articolo e mi sono vergognata... sono una cristiana o una allocca? Sono loro i veri cristiani... noi siamo solo rammolliti vestiti di buonismo e carità. Lì per la fede si muore, lì la propria fede è un orgoglio, è la loro vita... e per noi cos'è???

Il Signore donerà a loro la terra promessa, a noi che sprofondiamo nei falsi problemi e nelle angoscie inesistenti, depressi per nulla e sempre pronti a lamentarci... cosa dovrebbe dare???

E per i tanti che continuamente coprono la loro nullità dicendo 'DOV'è DIO QUANDO ACCADONO QUESTE COSE'... rispondo.. 'E L'UOMO INVINCIBILE, L'UOMO GIUSTO A CUI DIO NON SERVE... DOV'è? COSA FA?'.

La mia fede su questo non ha dubbi... nulla può contro l'Amore di Cristo. Marana tha

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Nella sua casa azzurra di Pingabapaphar il portatore d’acqua Binay Chandraq aveva un ritratto di Gesù con la barba di porporina. Poi una cucina a carbone, tre rosari per le preghiere della sera, due caprette nere, 13 galline ovaiole e un Vangelo. Oggi non ha più nulla. «Perché tutto è bruciato in mezzo alle fiamme» dice l’uomo che tra le macerie cerca pezzi della sua vita perduta. «Quella sera i diavoli indù sono arrivati alla chiesa con accette e bandiere arancioni». Urlavano: «Bayrang Bali KiJai. Murdabada! Distruggete e bruciate. Hanno sfregiato il viso del Cristo e poi lo hanno fracassato a martellate: adesso ammazzeremo anche voi. Vedremo se il vostro Dio è capace di resuscitarvi».
Allora Binay è corso a casa e con la moglie e la figlia appena nata è scappato nella giungla. «Siamo stati lì tre notti, ma la bambina moriva di freddo». La sua voce si rompe quando racconta che tornato al villaggio quelle povere case cristiane «erano tutte morte». «Perfino le caprette ci hanno ammazzato. Per cancellare per sempre il segno dei cristiani dall’Orissa».

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India. La più popolosa democrazia del mondo, astro splendente dell’economia globale e calamita per pellegrini assetati di ogni spiritualismo, è oggi teatro di un pogrom feroce: quello contro i cristani, perseguitati e ammazzati dai fondamentalisti indù in tutto il paese. Dall’Andhra Pradesh a Goa, dal Kerala al Tamil Nadu, fino all’Orissa, terra d’incanti e di povertà immensa dove la caccia al cristiano è la più sanguinaria.
Qui, davanti all’altare di quella che fu una piccola chiesa di campagna, le donne con i sari color del sole ricordano che le vere stragi sono cominciate proprio un anno fa. «Pochi giorni prima del Natale scorso una squadra di induisti che invocava il dio scimmia Hunuman ha bruciato i nostri presepi e devastato 14 chiese» mi racconta Mashay e dice che il bambino Madhav che pregava con loro è stato azzoppato a bastonate. Da allora non scende una notte sull’Orissa nella quale non si pianga un nuovo dramma. Fino a quella tra il 2 e il 3 ottobre, quando un padre col figlio sono stati fatti a pezzi. «Una punizione per esser tornati alle rovine della loro casa» hanno scritto col sangue i seguaci di Visnù sull’entrata. Sei giorni dopo, nel villaggio di Balligada, 25 case sono state distrutte per sempre.

«Li ammazzano perché si convertono, perché trovano nei missionari cristiani i primi a considerarli uomini come gli altri» Bello, come solo un vecchio che ha amato molto può essere, Raphael Cheennah, arcivescovo di Bhubaneswar, capitale dell’Orissa, spiega il perché dell’orrore. «Vede, noi aiutiamo gli intoccabili. Costruiamo scuole e futuro per i loro bambini e le famiglie. E quei poveretti abbracciano il calore di Gesù, nuovo padre». È triste, ma fortemente austero questo papa indiano.
«L’Induismo è l’unica grande religione che sancisce la diseguaglianza degli esseri umani sin dalla nascita. Ma i dalit che loro sfruttano come schiavi oggi hanno trovato la dignità di ribellarsi ai carnefici». Arriva la bambina Ranyj. Ha 15 anni, i piedi scalzi e dorme arrotolata per terra come un gatto randagio. Giunge le mani davanti al suo sorriso e bacia quelle del vecchio prete. «Parlano di conversioni forzate? Ranyj è un’indù, ma noi l’aiutiamo comunque. Parlano di invasione cristiana? Ma se siamo appena il 2,5 per cento davanti al miliardo di induisti praticanti! La verità è che dietro l’odio dei Bharatiya Janata, partito di estrema destra che appoggia le stragi, c’è il terrore di perdere voti alle prossime elezioni».
Il vescovo giura di aver avvertito il governo degli eccidi che l’Hindutva (il credo estremista che vuole l’India solo induista) covava per il Natale. «Li ho scongiurati di ascoltarmi. Nulla. Perché nel Kandhamal la polizia è arrivata quattro giorni dopo le stragi? Non c’è volontà da parte del governo di arrestare i veri colpevoli, compresi i politici complici delle violenze. Nel paese troppi tifano per i fondamentalisti indù. Contro i musulmani. Contro i cristiani. Contro tutti».

L’auto sgangherata corre dentro foreste vergini dove par di sentire l’eco del pianto dei nuovi martiri, costretti a nascondersi in mezzo alla boscaglia. La natura, quasi preistorica, è interrotta soltanto da apparizioni. Uomini nudi, fasciati in vita da piccoli drappi, guidano mandrie di bufali o pregano immersi nelle acque di stagni viola. Principesse poverissime, dai sari luminosi, sfilano sulla terra rossa con otri e cesti sulla testa.
Siamo caduti in una bolla surreale che ci ha portato indietro a milioni di anni fa? No. Sono i tribali, popolazioni di una povertà ancora più immensa di quella degli intoccabili. Nel nord li hanno cacciati dalle terre ancestrali per far posto alle dighe, alle ferrovie e alle luci dell’«Incredibile India». Qui sono sopravvissuti come folletti di questi boschi che considerano sacri. Ma la miseria li divora.
Da qualche tempo, però, le loro antiche divinità delle nuvole e quelle delle foglie hanno lasciato il posto alla fede dei religiosi che crescono i loro bambini nelle missioni. È il motivo per cui questi pellerossa dell’India sono diventati le prime vittime delle stragi di agosto, cominciate quando Lakshmanananda Saraswati, il Khomeini indù che predicava l’odio contro i missionari, è stato ucciso con cinque dei suoi seguaci. I guerriglieri maoisti hanno subito rivendicato l’assassinio del vecchio col bastone. «I maoisti combattono contro l’autorità costituita nella cintura tribale del Kandhamal» aveva spiegato il vescovo Cheennah «e Saraswati, amico della polizia e delle caste alte, era diventato per loro un vero simbolo del potere».

Per i seguaci del guru assassinato però era troppo comodo incolpare i cristiani. E poi scatenare l’inferno. «Il primo a bruciare tra le fiamme è stato l’orfanotrofio di Phutpali diretto da padre Edward Sequeira» racconta il pastore di capre Thomas con l’ombelico attorcigliato di perline d’argento. «Le fiamme erano già alte quando Rajnie Majh, giovanetta di 16 anni, ha portato fuori dall’orfanotrofio i suoi 20 bambini facendoli scappare nel bosco». Rajnie non ha trovato il tempo di salvare se stessa. Tre ossessi armati di bastoni l’hanno costretta a rientrare nella casa in fiamme dove è morta, arsa viva.

 «Ho nelle orecchie la sua piccola voce che chiedeva aiuto. Avrei fatto qualunque cosa per soccorrerla, ma ero a terra accerchiato dal fuoco. Non ce l’ho fatta» ha raccontato dolorosamente padre Edward, ferito gravemente. Ma vivo. Oggi davanti alla casa i suoi bambini hanno piantato un albero dai fiori bianchi. Con una targa: «A Rajnie che dalle fiamme dell’inferno ha saputo volare in cielo».
Negli stessi giorni la furia induista ha causato molte altre vittime tra i missionari e i laici. Nel centro pastorale della diocesi di Cuttack due preti sono stati aggrediti e picchiati a sangue. La suora Meena stuprata.
Nel villaggio Rupa, distretto di Kandhamal, Rasananda Pradhan è morto carbonizzato tra le fiamme della sua capanna, mentre migliaia di indù profanavano chiese e case cristiane nei distretti di Khurda, Bargah, Sundergarh, Sambalpur, Koraput, Boudh, Mayurbhanj, Jagatsinghpur. A oggi la tragedia dei cristiani d’India conta numeri sinistri. Cinquemila case bruciate, 178 chiese e luoghi di culto distrutti, 61 morti e 18 mila feriti, e ancora 13 scuole e centri sociali danneggiati, 50 mila senza casa di cui 20 mila raccolti in campi profughi e 30 mila nascosti nelle foreste dove la malaria ha già contagiato centinaia di poveretti e ucciso una suora.
Un’apocalisse che polizia, magistratura e governi cercano di mitigare. Anzi di nascondere. «Posso darvi solo le cifre che riguardano il mio distretto» ribatte fiero Arunbanchal Dash, baffuto capo della centrale di polizia nel Kandhamal, che mi allunga una lista dove, guarda caso, manca il totale dei morti e gli altri crimini vengono diluiti dividendoli in case danneggiate in parte (2.699) e totalmente (985). Dove «i feriti» sono, chissà perché, divisi dai «colpiti». Mentre si dà vera importanza agli impotenti comitati di pace organizzati dal governo (399), alle squadre dei 5 mila poliziotti che lavorano «eroicamente», alle 50 mila rupie che lo stato ha promesso ai proprietari delle case distrutte.
«Il governo promette, ma nulla accade» afferma Mysyati Paray, giornalista cristiana del villaggio di Pingabapaphar. Racconta che verrà pagato solo chi presenterà regolari documenti di proprietà: «Ma i magistrati sanno bene che questi poveretti hanno perso tutto negli incendi. Sarà impossibile per loro trovare quelle carte».

Perseguitati di serie C. Anche la tendopoli di Tikabali, a pochi chilometri dal distretto di polizia, è un pugno alla giustizia umana. Stracci e bambini nudi. Pianti. Centinaia di mani al cielo pregano di ritrovare la strada di casa. Mille veli attraversano l’aria cantando Dio. Dentro una tenda c’è una piccola Madonna di nome Brabina Digal, che, come 15 famiglie di qui, viene dal villaggio di Ludhramunda. «Siamo condannati. Ce l’hanno detto: “O vi convertite all’Induismo o vi ammazzeranno come cani”. Ma noi siamo cristiani da tre generazioni. Gesù è l’unico amore. Non lo tradiremo». Vicino c’è Puspa, sua sorella. La faccia attraversata da fiori di henné. «Non abbiamo più niente: né case, né speranze. Il Dio dei cristiani deve darci un’altra terra per vivere salvi e in pace».
Il capraio Avimanwu Naik è felice: «Sì, la salvezza è solo un posto lontano da loro. Scriva anche il mio nome, la prego»

Mille donne intorno, ma nessuna cerca soldi. Vogliono solo e disperatamente esistere. E sognano una terra promessa, che nessuno gli darà mai. Si va via. Ma un uomo appare davanti. Il falegname Taria Digal si mette la mano sul cuore e tiene stretta una bambina. Non capisco. Sanjib, l’interprete, spiega che ha perso la moglie e che sul giornale vorrebbe solo il nome di sua figlia e poi l’accarezza con una tenerezza struggente. Raikia sorride ma i suoi occhi rimangono vuoti. L’hanno accecata dopo aver ucciso sua madre.

Dodici ore di macchina per tornare alla capitale Bhubaneswar, dove i cristiani più colpiti sono nascosti in centri cattolici di volontariato. Al Peyton sahi relief committee li tengono tutti e ottanta dentro un camerone, dove si parla molto di conversioni forzate. «Assurdo» dice il direttore «in Orissa e in altri cinque stati il governo ha già fatto una legge anticonversione. Nel Karnataka hanno arrestato 22 missionari, colpevoli, secondo gli indù, di avere convertito un intero villaggio». Mi accompagna sulla terrazza seguito da uno sciame di tribali «casomai sono gli intoccabili che rinunciano ai privilegi concessi dallo stato pur di pregare Gesù. Perché nessuno dice che sono gli estremisti di Visha Hindu Parishad e di Bajrang che obbligano i cristiani a tornare all’Induismo?». Kay Nomaga, 37 anni, testa rasata e occhi pieni di terrore, ne sa qualcosa: «Ero nel bosco disperato. Sono venuti e hanno detto: torna. Una volta a casa hanno strappato la croce dal collo e ci hanno messo la medaglia del dio scimmia. Ho subito. Non me lo perdonerò mai». Lalji Nayak al suo Cristo non ha rinunciato. A ogni suo rifiuto la lama dei killer gli entrava più fonda nella gola. È morto dissanguato il 1º ottobre.

Tratto da blog.panorama.it (Credits: Giulio Di Sturco) 15 Nov 2008

by Liacina | categoria:chiesa, martirio moderno | Link | commenti (popup) | commenti
mercoledì, 12 agosto 2009,14:15

Partorisce una bimba, bruciata viva

India, uccisa dalla famiglia del marito

 

Bruciata viva dal marito e dai parenti per aver partorito una bambina. E' accaduto in India a una giovane 25enne, Momeena, "responsabile" non solo di aver dato alla luce una figlia, ma di averlo fatto per la seconda volta. La donna è stata data alle fiamme dal marito, dal cognato e dalla suocera solo poche ore dopo il parto. I tre poi sono scomparsi, portandosi dietro la neonata. Si teme che anche la piccola possa essere stata uccisa.

 

Sul caso sta indagando la polizia, ma sull'efferato omicidio non ci sono dubbi. La 25enne è stata condannata a morte dai suoi stessi parenti solo per aver partorito una femmina. Ma non è tutto qui. La famiglia di Momeena ha anche accusato i tre di aver ucciso, due anni fa, la prima figlia della coppia.

Il fatto riporta in primo piano il problema della selezione dei neonati in base al sesso che si fa in molte zone rurali dell'India. Proprio per questo i medici indiani hanno il divieto di anticipare ai genitori il sesso del nascituro. Norma che viene evidentemente aggirata, visto che in Uttar Pradesh i dati parlano di 898 bambine ogni 1000 bambini nati, proporzione che scende a 850 nei distretti più poveri.

Del resto la pratica di bruciare donne è tutt'altro che sporadica in India. Si calcola che ogni anno migliaia di ragazze vanno incontro a questa fine orribile, soprattutto per problemi di dote o di parti femminili.

TRATTO DA tgcom.mediaset.it

Grazie Signore per avermi fatto nascere in Italia....

by Liacina | categoria:pensieri liberi | Link | commenti (popup) | commenti
venerdì, 17 luglio 2009,22:33

 

Testimonianza del Dr Cesare Ghinelli - Ha operato Mirko, un bambino di 7 anni dichiarato inoperabile; aiutato dallo Spirito Santo

by Liacina | categoria:testimonianze, video | Link | commenti (popup) | commenti
martedì, 28 aprile 2009,21:18

IL FIGLIOL PRODIGO

Lasciai un giorno il mio pastore,
avevo soldi e tanti sogni da comprare.
Ed una sera il cuore mio ha chiesto amore,
ed ho scoperto che l'amore non si vende.
Cosi', ho corso forte per la via
e nell'affanno son caduto ed ho
gridato al mondo intero che cercavo amore
ma l'amore non c'e' e stanco e solo son rimasto qui.

RIT: Ti prego abbracciami Gesu'
c'e' troppo freddo senza te
e in questo mondo di tempesta
puoi salvarmi solo tu,
riscaldami Gesu'.
Ti prego abbracciami Gesu'
io non ti lascero' mai piu',
e nella barca della vita
adesso ci sei tu
se il vento soffia cosi' forte
lascio che mi guidi tu
e come posso naufragare,
se al timone ci sei tu.

Gesu' io son venuto qui da te
perche' c'e' un grande vuoto dentro di me
Io come il figlio prodigo
volevo far tutto da solo
ma poi ho perso tutto quanto
e a mani vuote torno a te
Gesu', accettami cosi'. RIT

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